Tra tette e Twitter, la scappatella di Giggs stravolge la privacy all’inglese

C’è tutto, nella storia che ha catalizzato attenzioni e pruriti di mezza Inghilterra nelle ultime settimane: sesso, calcio, tv, politica, giustizia e social network. Che Twitter potesse far vacillare le norme sulla privacy del Regno Unito era troppo anche per chi è convinto che Facebook sia l’eminenza grigia dietro le rivolte arabe, e che una scappatella con una tettuta miss gallese ed ex concorrente del “Grande fratello” britannico diventasse un affare costituzionale non poteva immaginarlo nemmeno lui, che di ordinario nella sua carriera calcistica ha fatto ben poco.
22 AGO 20
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Lunedì il capolavoro: dopo avere ammesso che leggi che impediscono alla stampa di scrivere fatti che tutti conoscono sono “ingiuste e da cambiare”, il premier David Cameron mette in discussione alla Camera la legislazione sulla privacy. A quel punto, avvalendosi di una legge di trecento anni fa che tutela i parlamentari dalle conseguenze delle loro dichiarazioni durante l’esercizio delle loro funzioni, un deputato dei Lib-Dem, John Hemming, ha fatto il nome di Ryan Giggs pubblicamente. Le prime pagine di tutti i giornali inglesi avevano la notizia in apertura, e il giocatore è stato visto arrivare molto cupo all’allenamento mattutino.
Il Sun chiede all’Alta corte il permesso di pubblicare l’intervista alla Thomas. “Ryan Giggs è ora un problema per David Cameron”, scriveva ieri il Telegraph. Nick Clegg ha pubblicamente rimproverato Hemming per avere comunque infranto la legge, ma la stampa (che a Londra ha un peso specifico notevole in queste situazioni) è tutta con lui e contro i giudici. Ancora il Telegraph: “Dimenticate tutto quello che avete studiato sulla separazione e sulla fusione dei poteri”, da questa storia abbiamo scoperto che “quello giudiziario si stava costruendo un suo corpo di leggi fatte dai giudici” invece che dal Parlamento. “Le leggi sulla tutela della privacy sono nel caos”, titolava il Guardian. Come una beffa suonava poi l’intervista alla baronessa Buscombe, presidente della commissione che tutela chi si sente danneggiato dalla stampa: “Giggs poteva venire da noi – ha detto al Guardian – avremmo pensato noi a fermare la pubblicazione dell’intervista”. Invece un tweet (e dei legali troppo zelanti) rischiano di far crollare l’intero sistema di leggi sulla privacy. E sabato sera c’è il Barcellona.